Le proteste che stanno dilagando in Francia e Spagna non sono ancora arrivate in Italia, ma nessuno può essere contento dell’ignavia dei governi occidentali di fronte ai problemi veri: inflazione, insufficienza dei salari, costo della benzina, del gas, costo delle abitazioni, soldi pensioni e sanità e piccole imprese dirottati a sostenere lobby fameliche per difenderci da nemici immaginari. La cosa peggiore è che governi e giornali ci dicono che tutto va bene, che è giusto essere amici e sodali di chi è all’origine delle crisi, di chi fa il genocidio, di chi spara missili alle scuole e agli aquiloni, che è giusto svenarsi nell’inutile sostegno bellico all’Ucraina. La cosa peggiore è che, almeno in Italia, le opposizioni non fanno differenza.
🧭 Il malessere che attraversa il Paese (e le imprese)
Non se ne può più di dibattiti inutili sull’immigrazione, sulla legge elettorale, sulle primarie: paghiamo lautamente 600 parlamentari italiani e 700 europei per cosa? A chi non arriva a fine mese non basta dire che l’occupazione è aumentata; quando il pieno, la bolletta e la frutta costano il doppio, non puoi dire che è colpa dell’amico Trump o degli Houthi; quando servono 2 anni per una radiografia, non puoi prendertela con Putin. La gente si incazza. Giustamente. Lo vediamo in Francia, in Spagna e con le recenti elezioni in Germania. In Italia è solo questione di tempo: per ora in mancanza d’altro si spera solo nella nazionale, ma non è Gigio Donnarumma che ci può salvare.

🏭 Vale anche per l’export
Nelle piccole imprese il malcontento è sempre più evidente, ancora di più quando le loro associazioni appaiono prostrate di fronte a governanti ostaggio delle grandi lobby, che strumentalizzano in chiave di propaganda le assemblee associative delle PMI. Chi fa export si pone le stesse domande rispetto ai toni trionfalistici di apparati e ministri ridotti a macchiette, che navigano da una conferenza di internazionalizzazione all’altra.
Obiettivo export 700 miliardi: i milioni di PMI che arrivano con fatica a 500mila euro sostengono il paese, pagano dipendenti e contributi, e poi si sentono dire dai quotidiani pagati dallo stato che sono evasori. Quale beneficio traggono se il sistema paese esporta 700 miliardi? Magari vendendo armi ai paesi criminali, o speculando su petrolio e delocalizzazioni finanziate dagli incentivi alle grandi imprese? Se li avete persi, consiglio di rileggervi gli ultimi numeri della newsletter:
700 miliardi – il numero che va bene a tutti ma non serve a nessuno
🧠 Sciogliere i nodi col pensiero positivo
Su certe cose non possiamo farci niente: i governanti stanno lì perché ce li abbiamo mandati noi. Questa è la situazione.

Seth Godin, nel suo ultimo libro, ci invita a fare una distinzione vitale: quella tra i veri problemi, che possiamo e dobbiamo risolvere, e le semplici situazioni, che vanno invece accettate per poter smettere di combattere invano. Le cose che non vanno bene vanno dette, e le azioni positive per il cambiamento vanno fatte. Dobbiamo accogliere la tensione e il conflitto come motori indispensabili per generare un impatto reale. Non siamo bloccati perché non possiamo muoverci, siamo bloccati perché non vogliamo farlo. È il momento di smettere di assecondare lo status quo per concentrarci sul pubblico che vogliamo davvero servire, come imprenditori, come professionisti, come associazioni che pensano l’export in funzione del bene dei propri associati insieme al bene comune e allo sviluppo del settore dove operano.
🌍 Il nuovo modello dei Laboratori Export
Come i Laboratori Sardegna Export Hub, dove Uniexportmanager, con il sostegno dei visionari che pure esistono nelle Associazioni, nelle Fondazioni Bancarie, nelle Università, attiva un nuovo modello di laboratori export che unisce Piccole Imprese, Università, Professionisti, e accoglie studenti neolaureati, associazioni, e amministrazioni regionali.
Vedremo presto se sarà un modello replicabile in altre regioni per migliorare l’export.
🗓️ Domani: un’occasione di cambiamento
E’ doveroso fare una distinzione vitale: tra chi propaga il pensiero unico dei 700 miliardi e chi oppone la necessità di lavorare in modo serio per far crescere numero, volume e aggregazione delle piccole imprese, che sono il cuore del Made in Italy. Domani, 6 ottobre, a Roma molti export manager e operatori professionali dell’export si incontreranno all’ennesima conferenza governativa per l’internazionalizzazione: dev’essere un’occasione di confronto e cambiamento, non la solita passerella di propaganda istituzionale. Serve muoversi per richiedere nuovo pensiero per l’export finalizzato al bene comune, sostenuto non più dalla vuota immagine propagandistica dei 700 miliardi di fatturato all’esportazione, ma dal far crescere in numero, volume e aggregazione delle piccole imprese del prodotto italiano autentico. Quando il popolo (dell’export) si desta, Dio si mette alla sua testa.
📌 Lavora con noi per migliorare l’export: condividi questo post se credi che l’export debba ripartire dalle PMI. Iscriviti alla newsletter #ExportItalia2030 per restare aggiornato sul pensiero positivo per l’export.
Giuseppe Vargiu,
Presidente Uniexportmanager
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