Lavorare nell’export significa immergersi in un formicaio immenso: l’economia mondiale, dove miliardi di azioni autonome – di imprese, governi, persone – si intrecciano in un’evoluzione costante, minuto per minuto. Non c’è un regista centrale, nemmeno i governi più potenti o le rating agency con i loro voti possono catturarne l’essenza. Pensateci: BlackRock gestisce da sola 14mila miliardi di dollari, mentre il nostro PNRR è “solo” 200 miliardi. L’economia non è una creatura isolata, ma un aggregato vivo e imprevedibile popolato da entità immensamente grandi e da una molteplicità di soggetti immensamente piccoli e numerosi.

Chi capisce questo ha capito tutto: gli uomini più potenti del mondo, ai quali sono sottomessi servilmente i nostri governi, molti dei nostri media, e in cascata molti di noi, non sono altro che fantocci che si muovono come clown pressati manovrati e manipolati da altri poteri e pressioni ancora più potenti. E’ cosi che nascono guerre come quella ucraina, genocidi come quello che prosegue contro i Gazawi, conflitti latenti come quello Usa – Cina.

Il servilismo dilagante è supportato spesso dalle manipolazioni dei media. Esso porta effetti che possono essere considerati curiosi o divertenti ma conduce anche a ignorare o peggio condividere assecondandole ingiustizie iniquità e atrocità: è il sonno della ragione.

Dobbiamo ricominciare a riflettere sulle vere ragioni che ci portano a elaborare strategie e prendere decisioni.

il primo è che nessuna scelta economica si compie in un compartimento stagno. Se qualcuno vi dice che chi fa business non può occuparsi di politica, pensate che comunque ogni sua scelta sarà influenzata da quello che accade nel paese e nel mondo.

Il secondo è che la storia ha un peso: è il passato che modella il presente. Le circostanze che condussero alle guerre del secolo scorso si stanno nuovamente verificando. La bolla dell’AI si è già vista con la bolla dei internet. Gli imperi decadono. Fu così per il glorioso Impero Romano, che cadde nel 476 d.C. per corruzione, invasioni barbariche, declino economico e instabilità politica, quello Assiro fu  distrutto da Babilonesi, allo stesso modo si sgretolarono gli imperi Persiano e Ottomano. Cosi’ è stato per le supremazie economiche Spagnole e dopo per le colonie Britanniche. Negli ultimi 80 anni l’impero Americano, di cui noi oggettivamente facciamo parte, ci ha assicurato la pace, ma sta palesemente entrando in crisi con lo sgretolamento della supremazia USA di fronte all’emergere della Cina. Dobbiamo avere consapevolezza che le preferenze di ogni essere umano (le vostre!), quelle di ogni impresa, di ogni governo sono influenzate dal suo vissuto e dalla sua storia. Il terzo e fondamentale principio è che le decisioni prese in base a paura e incertezza, o peggio ancora rabbia e manipolazione, sono sbagliate.

Per le PMI italiane e i protagonisti e professionisti  impegnati sui mercati internazionali, la lezione è chiara: pensate positivo! Comprendete le dinamiche locali, agite con intelligenza, ma rifiutate retoriche fuorvianti e manipolazioni. Non si tratta di schiacciare avversari – che illusione distruttiva – né di lasciarsi schiacciare da paure o narrazioni altrui. Trovate il vostro ruolo nel formicaio: una nicchia strategica, una partnership, un’aggregazione con “formiche amiche”. Così evolvete, crescete e rafforzate non solo voi stessi, ma l’intero gruppo che condivide la vostra traiettoria. E quindi? La riflessione che vorrei condividere, nell’ambito del tema cui maggiormente portano attenzione gli #exportpeople che seguono questa newsletter, è che l’export è opportunità collettiva. Muovetevi con ottimismo, affermate il vostro modo di essere. La memoria collettiva e la collaborazione delle formiche superano l’efficienza umana in compiti complessi, offrendo una lezione preziosa sull’importanza della cooperazione nell’era dell’intelligenza artificiale.

Il formicaio premierà chi collabora e innova. Per migliorare l’export e il bene comune dobbiamo muoverci insieme con una intelligenza che non può essere solo artificiale.


Giuseppe Vargiu,
Presidente Uniexportmanager