Quello che vediamo con orrore e costernazione sui telegiornali ci sta dimostrando il fondamento delle teorie che sostengono che il potere tecnologico immenso concentrato in poche mani genera il collasso delle democrazie, dei diritti degli stati, delle persone, in nome di un regime globale tecnocratico che uccide, devasta, e distrugge vite, aziende, economie, a suo piacimento. Nessuno vuole quello che sta accadendo, eppure continua ad accadere. Migliaia di morti civili innocenti, danni per 2mila miliardi in pochi giorni, commercio mondiale e bene comune devastati per i prossimi anni.

I parlamenti, i governi, i media, tacciono asserviti all’anticristo. Persino la voce del Papa ci sembra un flebile lamento. Eppure la democrazia dovrebbe esprimere persone delegate a lavorare per il bene dei propri eletti. Vi sembra che sia così in Italia e in Europa? Dicono che ormai il diritto internazionale è venuto meno, per cui non ci possono far niente.  Fatevene una ragione: significa che se l’anticristo tecnologico decide di lanciare un missile dentro la vostra casa e sulla scuola dei vostri figli, oppure di radere al suolo ospedali, distruggere l’ambiente naturale, come accade in Iran, o a Gaza, siete senza difesa. I vostri rappresentati democraticamente eletti sono diventati vassalli dell’anticristo e al massimo reagiranno così:

Immagina un mondo dove Palantir non è solo un software di intelligenza artificiale utilizzato dai governi per intenti militari e per insinuarsi nella società civile, ma una “macchina girardiana” che prevede il caos e lo neutralizza con sorveglianza totale. Peter Thiel, il suo ideologo, scommette sullo sfascio dello Stato (Sovereign Individual): finanzia cripto per eroderlo dall’esterno e arma governi con Palantir dall’interno. Risultato? Un regime tecnocratico globale, la “Casa di Salomone” dove le élite cognitive impongono la loro “pace e sicurezza” reprimendo il dibattito democratico. Il mondo sta abbracciando la visione apocalittica di Thiel, dove l’unica alternativa al collasso totale, o Armageddon, è un controllo tecnocratico totale (l’Anticristo). Peter Thiel, quindi, gioca su due tavoli: finanzia le forze (come le criptovalute) che cercano di distruggere lo stato dal di fuori, e arma lo stato (via Palantir) per implementare un sistema di controllo totale dall’interno. In entrambi gli scenari, la democrazia, intesa come autogoverno di cittadini eguali, è la vittima designata.

Il potere mondiale si accumula in poche mani: giganti tech monopolizzano dati e commerci e decidono chi aggredire e chi lasciare vivere in pace. Le lobby dell’anticristo influenzano, rendendoli evanescenti parlamenti e sovranità popolare. La democrazia – autogoverno di eguali – diventa vittima designata di questa apocalisse. Chi si oppone, oppure semplicemente denuncia o prende posizioni chiare di fronte a fatti inaccettabili, viene oscurato e rischia di essere attaccato e distrutto. Soprattutto se ha raggiunto posizioni di rilievo nella politica, nell’economia, nella comunicazione. Per cui si adegua, al massimo protesta, ma non troppo. Ma è giusto arrendersi a questa situazione di impotenza e sottomissione all’anticristo?

Una via d’uscita per le aziende esiste: modelli aggregativi che sfruttano la piccola dimensione come superpotere. Invisibili ai radar dei monopolisti, queste reti internazionali recuperano pensiero critico e strategie collaborative. Non puntano al profitto, ma a etica, morale, diritto, bene comune. Esempi? Cooperative digitali di artigiani o farmer su piattaforme open-source: supply chain etiche, blockchain per resilienza locale, alleanze transnazionali che eludono la mimetica del capitale. Spiazzano Palantir distribuendo potere in nodi diffusi, resuscitando la democrazia dal basso.

Difficilmente troverete nelle grandi associazioni imprenditoriali attenzione a questi modelli: per i grandi apparati appiattiti sull’ignavia istituzionale è difficile trovare visioni coraggiose e illuminate per i propri associati. Prevale l’interesse egoistico individuale, alla base del quale si è sviluppato l’anticristo tecnologico e spesso invece di aprirsi a collaborazioni e alleanze questi organismo restano colpevolmente rinchiusa ne proprio egoistico orticello, in dispregio dei propri associati. La concentrazione dissolve lo Stato; la collaborazione lo ricostruisce. Sei pronto a unirti alla resistenza etica?


Giuseppe Vargiu,
Presidente Uniexportmanager