Che c’entra il video di Samarcanda con l’export nei paesi lontani? Sia Roberto Vecchioni che il piano export Lombardia ci ricordano che Samarcanda non è lontana ed è fra gli obiettivi delle nuove strategie di export. Simest ha chiuso il 2024 con 525 milioni di euro erogati a 170 progetti di internazionalizzazione. Per il 60% dei beneficiari si è trattato del primo accesso agli incentivi. Nel 2025 è stato avviato un nuovo pacchetto da 1 miliardo di euro per sostenere il Made in Italy nei mercati strategici, con strumenti pensati per la transizione digitale ed ecologica, l’e-commerce e la presenza in nuove aree geografiche. E’ segno di un ampliamento della platea, ma anche di un divario strutturale tra chi riesce a cogliere queste opportunità e chi ne resta escluso.
Simest è l’organismo governativo maggiormente impegnato per i sostegni all’export. Parliamo di 170 progetti. Sappiamo che le aziende italiane sono 4 milioni, e tantissime di loro potrebbero crescere all’estero se sostenute con interventi adeguati. In tutto le aziende esportatrici sono appena 120mila, e il loro numero, nonostante gli incentivi e la crescita del commercio internazionale, è fermo da anni. I governi si susseguono ma resta il problema di una governance dell’export che sia veramente intenzionata a sostenere le MPMI esportatrici e aumentarne il numero. Qualcosa si muove a livello regionale, e camerale, ma con forme e modalità estremamente disomogenee.
Il divario territoriale: Lombardia ai margini
Se i numeri nazionali sembrano mostrare una mobilitazione crescente, il quadro regionale rimane disomogeneo. In Lombardia, pur rappresentando un quarto dell’export italiano, sono previsti appena 90 progetti per un totale di 1,5 milioni di euro attraverso piano Export Internazionalizzazione Lombardia. Una cifra davvero modesta rispetto al potenziale economico del territorio e alla capacità esportatrice delle sue PMI.

Va un po’ meglio ilbando export Sardegna, atteso a brevissima scadenza, e supportato da Regione Sardegna e Unioncamere regionale, che ha 2,5 milioni di dotazione con intensità elevata di fondo perduto per interventi di export management e competenze export a favore delle aziende con sede in Sardegna.
L’Export Readiness
Come nota positivaper la prima volta, sia il piano lombardo che quello sardo prevedono una valutazione basata sull’export readiness, ossia sulla capacità interna dell’impresa di affrontare mercati esteri. Questo elemento rappresenta un passo innovativo verso la selezione di progetti con basi strutturali solide.

Non a caso, vediamo il crescente interesse delle aziende all’audit internazionale e al Voucher AI International Assessment, promossoda UniExportManager, e aperto alla collaborazione con associazioni imprenditoriali e enti camerali aperti a nuove visioni per l’export, che offre alle aziende una verifica gratuita del proprio livello di export readiness tramite un audit accreditato, con strumenti di intelligenza artificiale e la garanzia di conformità agli standard di riferimento UNI/PdR 163:2024. Ottenere questa valutazione significa, per 150 imprese selezionate nel bando anche la possibilità di premialità aggiuntiva nei bandi pubblici che richiedono export readiness adeguata. Resta il fatto che il volume complessivo dei fondi a sostegno di export e internazionalizzazione resta insufficiente rispetto alla domanda latente, che anche per questo motivo resta insoddisfatta.
Perché solo il 5% delle imprese accede agli incentivi
Meno del 5% delle aziende italiane riesce concretamente a ottenere agevolazioni pubbliche, un dato che rivela la distanza tra l’offerta di strumenti disponibili e la reale capacità delle imprese di utilizzarli. Le cause di questa esclusione sono molteplici:

· Sfiducia nella Pubblica Amministrazione: molte recenti esperienze di inaffidabilità e incertezza dagli incentivi pubblici (non ultimo il 110%), o promozione istituzionale di eventi senza ritorno commerciale (non ultimo Osaka) hanno creato un clima di sfiducia nei confronti delle istituzioni: molti imprenditori semplicemente non credono che il Sistema Italia voglia lavorare per la loro crescita e diffidano dei bandi rinunciando a risorse preziose.
· Scarsa capacità progettuale: mancano competenze per costruire domande efficaci e percorsi di investimento coerenti.
· Gap informativo: molte imprese non conoscono i bandi e, nel settore dell’export, sempre più spesso sono gli export manager ad allertare l’imprenditore e facilitarlo nel trovare le fonti di finanziamento.
· Complessità burocratica: la documentazione richiesta, come per esempio lenzuolate di inutili certificazioni per i progetti PNRR, e le scadenze limitate nel tempo, penalizzano soprattuto le mPMI con risorse ridotte, ossia quelle che più avrebbero bisogno di sostegno.
· Frammentazione degli strumenti: bandi e fondi sono distribuiti tra enti diversi, rendendo difficile orientarsi.
· Errori formali: una quota rilevante di proposte viene respinta per imprecisioni o incompleta aderenza ai requisiti.
Il risultato è che ogni anno circa il 69% dei fondi disponibili viene perso, con 19 imprese su 20 che non riescono a beneficiarne. Questa inefficienza si traduce anche in un rallentamento dei percorsi di digitalizzazione, sostenibilità e innovazione del tessuto produttivo nazionale.
Le leve per superare il divario
Per invertire la tendenza, occorre un intervento coordinato che unisca semplificazione amministrativa e sviluppo delle competenze. Le soluzioni più efficaci individuate dagli osservatori comprendono:
· una comunicazione attraverso le camere di commercio, associazioni di categoria, e gli sportelli digitali più trasparente e omogenea, e soprattutto mirata a generare consapevolezza sulla export readiness e sulle fonti che agevolano la crescita competitiva delle aziende.
· la semplificazione: snellimento delle procedure e dei modelli di domanda standardizzati: il vecchio modello Voucher TEM che ebbe grande successo ai tempi del Patto per l’Export inspiegabilmente non è stato replicato dal MIMIT-MAECI.
· il rafforzamento della filiera dei consulenti export e export manager in grado di assicurare competenze in finanza agevolata e international assessement.
La sfida è di costruire un ecosistema dove la finanza pubblica diventi un reale motore di competitività e internazionalizzazione, non un percorso a ostacoli per pochi addetti ai lavori. In questo senso, iniziative come l’imminente bando MIMIT per lo sviluppo di competenze specialistiche nelle PMI segnano un passo nella giusta direzione, ma il sistema necessita ancora di un salto qualitativo nella governance delle politiche per lo sviluppo dell’export del Made in Italy che coinvolga anche le MPMI in funzione del bene comune. Samarcanda non è poi cosi’ lontana.

Giuseppe Vargiu,
Presidente Uniexportmanager
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