Sempre più frequenti sono le richieste di imprenditori o export manager alla ricerca di scorciatoie per avere successo nello sviluppo business attraverso l’intelligenza artificiale. Si sta diffondendo anche nel mondo dell’export business il concetto AI or DIE, ossia chi non usa l’intelligenza artificiale non può sopravvivere. Il concetto “AI or die” nasce dall’idea che l’intelligenza artificiale non sia più un’opzione per le imprese, ma una condizione di sopravvivenza competitiva: chi non la integra nel proprio modello di business rischia di restare irrilevante. Resta il fatto che l’adozione cieca di sistemi che non si comprendono o non si controllano può portare al risultato opposto: non è l’azienda a diventare più intelligente, ma i suoi fornitori di algoritmi.

E’ stata appena emanatala Legge Italiana sull’Intelligenza Artificiale (n. 132/2025), che, come molte leggi tipiche del nostro stato satellite, cerca di regolare un tema delicato senza arrecare troppo disturbo ai padroni della tecnologia mondiale, caricando spesso le aziende di adempimenti inutili e di fatto creando più problemi di quanti ne risolva.

Per professionisti e consulenti sono introdotti obblighi specifici: l’uso dell’AI è consentito solo come supporto all’attività intellettuale, e a condizione che il cliente sia chiaramente informato, e che la decisione finale rimanga umana.  Il che è sacrosanto e non solo per i professionisti, ma non c’era bisogno di una legge. Se un edificio crolla e l’ingegnere ha sbagliato i calcoli per colpa dell’algoritmo, la colpa è  sua. Resta il fatto che molte attività professionali non possono più fare a meno dell’AI, pena il rischio di non essere professionali.

Nellapubblica amministrazione L’AI potrà essere utilizzata come supporto strumentale e non decisionale, garantendo efficienza, qualità dei servizi, e tempi ridotti. Siamo abituati agli editti con 10 pagine di visto.. visto … visto, per due righe di norma o regolamento. L’intelligenza artificiale potrebbe dare un fortissimo contributo alla semplificazione normativa, e ridurre la overregulation di cui siamo vittime.Sempre che non accada il contrario. Proprietà intellettuale: sono Introdotte modifiche alla legge sul diritto d’autore (L. 633/1941): le opere frutto dell’ingegno umano sono protette anche laddove create con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale, purché costituenti risultato del lavoro intellettuale dell’autore stesso. Non godranno di tutela i contenuti generati in modo completamente autonomo dall’intelligenza artificiale.

Usare un modello opaco o non governato equivale a cedere controllo strategico: non solo sulle operazioni, ma anche sui dati e sugli standard di decisione interna. Chi adotta strumenti AI forniti da terzi senza governance interna rischia di alimentare un’intelligenza “esterna”, che impara più sull’azienda di quanto l’azienda impari da essa. Ogni sistema di AI si nutre di dati e produce schemi predittivi basati su di essi. Se tali modelli appartengono a provider esterni, anche il knowhow strategico più prezioso — clienti, mercati, linguaggi, abitudini decisionali — finisce per alimentare reti neurali che l’impresa non possiede né può verificare. In questo senso, non sei tu a diventare più intelligente, ma qualcun altro. È il passaggio, pericoloso ma frequente, dall’automazione all’alienazione cognitiva aziendale, dove chi governa l’algoritmo governa anche la direzione del valore.

La risposta strategica non è rifiutare l’AI, sarebbe come rifiutare l’internet, o il telefono, ma progettare nuovi  modelli collaborativi. Qui un’opera di Refik Anadol, l’artista turco americano testimonial della contaminazione tra AI, arte, e scienza le cui opere vanno a ruba sul riemergente mercato NFT.

RefikAnadol performance frame

L’AI collaborativa non si limita ad automatizzare: si integra nel team umano, si adatta ai comportamenti collettivi e impara insieme alle persone, diventando un amplificatore delle competenze interne. In questa visione, l’AI non prende decisioni al posto tuo, ma suggerisce scenari, individua pattern nascosti e offre insight che rafforzano il pensiero umano — non lo sostituiscono. Questo è il modello che rappresenta la vera “intelligenza aumentata” che salva il principio di autonomia imprenditoriale e responsabilità manageriale.

La Legge 132/2025 rende obbligatoria una gestione consapevole e documentata dell’uso dell’IA e sposta la responsabilità sull’azienda: chi usa sistemi di AI deve dimostrare di farlo in modo sicuro, trasparente e conforme ai principi di legge:

  1. Mappatura e classificazione degli strumenti;
  2. Verifica del livello di trasparenza;
  3. Definizione di ruoli e responsabilità interne ed esterne;
  4. Formazione ed awareness;
  5. Verifica del grado di sicurezza informatica.

“AI or die” è solo la metà dell’equazione. La seconda metà — decisiva — è “govern or lose”. Senza una governance proprietaria, formativa, e partecipata, collaborativa, l’AI aziendale non emancipa, ma delega. Le imprese italiane devono pertanto costruire ecosistemi di intelligenza condivisa, dove l’AI è parte di un patto collaborativo tra uomo, tecnologia e dati, sotto la guida della strategia d’impresa — e non l’inverso.

E’ uno degli obiettivi del programma AI International Assessment lanciato da Uniexportmanager insieme alle associazioni datoriali visionarie partecipanti all’iniziativa, in conformità alla Prassi di Riferimento UNI 11823 e alla nuova legge sull’intelligenza artificiale.

300 aziende in tutta italia potranno richiedere il voucher per  essere affiancate da un International Auditor accreditato al Roster di Uniexportmanager per un assessment rivolto ad acquisire consapevolezza sui passi da muovere per sviluppare il proprio business internazionale e utilizzare senza rischi le opportunità dell’AI, e per accedere ad agevolazioni e incentivi. Grazie per seguire e condividere questa newsletter. Lavoriamo per un export migliore nel bene comune.


Giuseppe Vargiu,
Presidente Uniexportmanager